"...es mayor el tiempo que debo agradar a los de abajo que a los de aquí. Allí reposaré para siempre. Tú, si te parece bien, desdeña los honores de los dioses." Antígona, Sófocles.



jueves, 23 de diciembre de 2010

NECESARIA ACLARACIÓN LA CONGREGACIÓN PARA LA DOCTRINA DE LA FE SOBRE PRESERVATIVO

"...se han difundido diversas interpretaciones incorrectas que han generado confusión sobre la posición de la Iglesia Católica respecto a algunas cuestiones de moral sexual..."
Algunos han recurrido a la así llamada teoría del "mal menor", ya criticada por Juan Pablo II por sus connotaciones proporcionalistas, y la Congregación rechaza expresamente que pueda recurrirse a esta teoría para los casos divulgados a propósito de los dichos de S.S. Benedicto XVI.

Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede Sulla banalizzazione della sessualità

A proposito di alcune letture di "Luce del mondo"

In occasione della pubblicazione del libro-intervista di Benedetto XVI, Luce del mondo, sono state diffuse diverse interpretazioni non corrette, che hanno generato confusione sulla posizione della Chiesa cattolica riguardo ad alcune questioni di morale sessuale. Il pensiero del Papa non di rado è stato strumentalizzato per scopi e interessi estranei al senso delle sue parole, che risulta evidente qualora si leggano interamente i capitoli dove si accenna alla sessualità umana. L’interesse del Santo Padre appare chiaro: ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa.

Alcune interpretazioni hanno presentato le parole del Papa come affermazioni in contraddizione con la tradizione morale della Chiesa, ipotesi che taluni hanno salutato come una positiva svolta e altri hanno appreso con preoccupazione, come se si trattasse di una rottura con la dottrina sulla contraccezione e con l’atteggiamento ecclesiale nella lotta contro l’Aids. In realtà, le parole del Papa, che accennano in particolare ad un comportamento gravemente disordinato quale è la prostituzione (cfr. Luce del mondo, prima ristampa, novembre 2010, pp. 170-171), non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa.

Come risulta dalla lettura della pagina in questione, il Santo Padre non parla della morale coniugale e nemmeno della norma morale sulla contraccezione. Tale norma, tradizionale nella Chiesa, è stata ripresa in termini assai precisi da Paolo VI nel n. 14 dell’enciclica Humanae vitae, quando ha scritto che è "esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione". L’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero. A questo riguardo il Papa propone invece vie umanamente e eticamente percorribili, per le quali i pastori sono chiamati a fare "di più e meglio" (Luce del mondo, p. 206), quelle cioè che rispettano integralmente il nesso inscindibile di significato unitivo e procreativo in ogni atto coniugale, mediante l’eventuale ricorso ai metodi di regolazione naturale della fecondità in vista di una procreazione responsabile.

Quanto poi alla pagina in questione, il Santo Padre si riferiva al caso completamente diverso della prostituzione, comportamento che la morale cristiana da sempre ha considerato gravemente immorale (cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 27; Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2355). La raccomandazione di tutta la tradizione cristiana – e non solo di quella – nei confronti della prostituzione si può riassumere nelle parole di san Paolo: "Fuggite la fornicazione" (1 Corinzi, 6, 18). La prostituzione va dunque combattuta e gli enti assistenziali della Chiesa, della società civile e dello Stato devono adoperarsi per liberare le persone coinvolte.

A questo riguardo occorre rilevare che la situazione creatasi a causa dell’attuale diffusione dell’Aids in molte aree del mondo ha reso il problema della prostituzione ancora più drammatico. Chi sa di essere infetto dall’Hiv e quindi di poter trasmettere l’infezione, oltre al peccato grave contro il sesto comandamento ne commette anche uno contro il quinto, perché consapevolmente mette a serio rischio la vita di un’altra persona, con ripercussioni anche sulla salute pubblica. In proposito il Santo Padre afferma chiaramente che i profilattici non costituiscono "la soluzione autentica e morale" del problema dell’Aids e anche che "concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità", perché non si vuole affrontare lo smarrimento umano che sta alla base della trasmissione della pandemia. È innegabile peraltro che chi ricorre al profilattico per diminuire il rischio per la vita di un’altra persona intende ridurre il male connesso al suo agire sbagliato. In questo senso il Santo Padre rileva che il ricorso al profilattico "nell’intenzione di diminuire il pericolo di contagio, può rappresentare tuttavia un primo passo sulla strada che porta ad una sessualità diversamente vissuta, più umana". Si tratta di un’osservazione del tutto compatibile con l’altra affermazione del Santo Padre: "questo non è il modo vero e proprio per affrontare il male dell’Hiv".

Alcuni hanno interpretato le parole di Benedetto XVI ricorrendo alla teoria del cosiddetto "male minore". Questa teoria, tuttavia, è suscettibile di interpretazioni fuorvianti di matrice proporzionalista (cfr. Giovanni Paolo II, enciclica Veritatis splendor, nn. 75-77). Un’azione che è un male per il suo oggetto, anche se un male minore, non può essere lecitamente voluta. Il Santo Padre non ha detto che la prostituzione col ricorso al profilattico possa essere lecitamente scelta come male minore, come qualcuno ha sostenuto. La Chiesa insegna che la prostituzione è immorale e deve essere combattuta. Se qualcuno, ciononostante, praticando la prostituzione e inoltre essendo infetto dall’Hiv, si adopera per diminuire il pericolo di contagio anche mediante il ricorso al profilattico, ciò può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri, anche se la malizia della prostituzione rimane in tutta la sua gravità. Tali valutazioni sono in linea con quanto la tradizione teologico-morale della Chiesa ha sostenuto anche in passato.

In conclusione, nella lotta contro l’Aids i membri e le istituzioni della Chiesa cattolica sappiano che occorre stare vicini alle persone, curando gli ammalati e formando tutti perché possano vivere l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà all’interno del patto coniugale. Al riguardo occorre anche denunciare quei comportamenti che banalizzano la sessualità, perché, come dice il Papa, proprio questi rappresentano la pericolosa ragione per cui tante persone nella sessualità non vedono più l’espressione del loro amore. "Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità" (Luce del mondo, p. 170).

viernes, 17 de diciembre de 2010

BREVE SOBRE ANÁLISIS DE LA MORALIDAD DE LOS ACTOS VOLUNTARIOS Y LOS CONSEJOS

Existe una notable diferencia entre juzgar un acto que vamos a realizar o un acto ya realizado por nosotros mismos (juicios de conciencia), o juzgar lo que otro hizo; y aconsejar a otro que va a actuar sobre cómo actuar bien, obrar mejor o, simplemente, no obrar mal.

Como ya indicamos en una entrada anterior, cuando juzgamos lo que vamos a hacer debemos considerar la acción en sí misma (objeto), el fin que nos motiva (intención) y las circunstancias de su posterior ejecución. Dado que la acción es futura, es posible que no podamos abarcar todas las circunstancias que determinarán finalmente la acción como tal acto concreto realizado por nosotros. Cuando juzgamos lo ya realizado, podemos tomar la acción como un todo concreto que “salió” de nosotros. Debemos reconocer ese acto como propio, aunque no siempre nos guste.

También podemos pensar en el siempre difícil juicio al obrar de otros. Salvando el misterio que hay en cada persona y su obrar, es verdad que observamos el obrar ajeno, tomamos ejemplo, aprendemos o rechazamos lo que otros hacen. Josef Ratzinger indicó en una entrevista que el uso de preservativo por parte de un prostituto podía significar un comienzo de preocupación moral de parte del sujeto en cuestión. O sea, que puede serlo o no, según las circunstancias. Veamos: el objeto del acto es el comercio sexual homosexual, acto intrínsecamente malo moralmente por contravenir un principio primario de ley natural; la intención, obtener dinero; y entre las circunstancias puede estar como instrumento el uso de preservativo; y como motivación adicional, no contagiar o contagiarse enfermedades. En algún caso esta “preocupación” por el otro puede ser un atenuante de algo que ya es muy malo: comercio homosexual por dinero. Pero no siempre lo será. Dependerá de si el sujeto estaba realmente preocupado por la salud del otro y si ha vivido ‘adoctrinado’ por la moral hegemónica de la salud y la higiene.

Lo que puede ser, entonces, una circunstancia atenuante de una acción ya muy grave, no entra en lo que es aconsejable a otros, ni puede fácilmente extenderse a otros casos en que un sujeto utilice preservativo.

Por ejemplo, el uso de preservativo en un acto de fornicación o adulterio más bien indica la mayor malicia del que pensó antes de obrar, pero pensó cómo obrar el mal. La pasión podía atenuar la gravedad; el detenerse a pensar en el preservativo muestra que se podía (que hubo tiempo y premeditación) pensar en la injusticia que se va a realizar. El acto es más grave, incluso dejando de lado la cualidad anticonceptiva que tiene el adminículo como instrumento. Precisamente el uso del preservativo es un signo de la premeditación.

Al que va a realizar una acción gravemente injusta debemos aconsejarle que no la haga (Esto también lo tratamos). Debemos proponerle algo bueno que suplante lo malo que va a hacer. No podemos aconsejar cómo hacer “mejor” el mal. Yo creía que así expresado ya se hacía evidente lo disparatado de una afirmación semejante. Sin embargo, leí en varios medios católicos que la Iglesia aconsejaba también cómo hacer el mal (por ejemplo, en el periódico Cristo hoy, diciembre 2010).

Como es dificil juzgar las intenciones ajenas, me limito a señalar lo erróneo de semejante supuesto, destructivo, por otra parte, de lo que muchos han edificado en estos últimos años desde la cultura de la vida.


 

viernes, 3 de diciembre de 2010

NO SE PUEDE ACONSEJAR EL MAL MENOR

3." ¿Es lícito aconsejar un mal menor al que está decidido a cometer un mal mayor?

Las opiniones son muchas entre los moralistas. Algunos lo niegan rotundamente en todos los casos. Otros lo afirman en todos los casos sin excepción. Otros lo afirman con la sola excepción de que ese mal menor no recaiga sobre otra tercera persona en la que no había pensado para nada el que estaba dispuesto a cometer el mal mayor. Otros lo afirman con tal que; el mal menor sea de la misma especie y esté contenido en el mayor (v.gr., aconsejarle que robe 1000 pesetas en vez de 10.000). Otros, finalmente, lo afirman con tal que el pecador esté dispuesto a cometer el mayor o el menor y sólo vacile sobre cuál decidirse; pero no si para nada habla pensado en el menor, porque entonces se le haría cometer otro segundo pecado (este menor), además del mayor ya cometido en su corazón.

Como se ve, entre tanta diversidad de opiniones es difícil dar una respuesta del todo clara y categórica. Sin embargo, nos parece que la sentencia que niega rotundamente la licitud de aconsejar el mal menor en cualquiera de los casos posibles es, con mucho, la más probable y razonable de todas.

El mal menor es un mal, y no es lícito jamás inducir a nadie al mal, aunque se trate de un pecado venialísimo. No vale decir que al aconsejar el mal menor no se intenta la producción de ese mal menor, sino la disminución del mal mayor, lo cual no deja de ser un bien. Es falso este modo de razonar. Porque lo que procede para alejarle del mal mayor es aconsejarle que desista de él, o proponerle un bien en el que no había reparado, o distraerle para evitar que se entregue al mal, o a lo sumo proporcionarle ocasión de un mal menor sin aconsejárselo; pero jamás aconsejándole un mal aunque sea menor. Si no es lícito jamás inducir a nadie a cometer un pecado leve, ¿por qué lo ha de ser en esta ocasión? De dos males desiguales o iguales no se puede aconsejar ninguno: hay que rechazar los dos. Tanto más cuanto de ordinario se incurrirá en el inconveniente notado por los partidarios de la última opinión indicada, a saber: que se le hará cometer un segundo pecado (el menor), además del mayor ya cometido en su corazón

La ilegitimidad de ese consejo aparece clara con un ejemplo práctico ¿Quién no se admiraría y escandalizaría al oír a un párroco dirigiendose a sus feligreses con estas o parecidas palabras: «Hijos míos, por Dios os pido que no cometáis jamás ningún pecado. Pero, si el demonio os tienta tan fuertemente que no podéis resistirle, haced siempre lo que sea menos malo" Y así, entre un adulterio y una simple fornicación, inclinaos a esta última; entre un aborto o el onanismo conyugal, practicad este último; entre un robo grave y otro leve, contentaos con el leve», etc., etc.? Esto sería manifiestamente escandaloso. Ahora bien: los pecados citados en segundo lugar son ciertamente menos graves que los citados en primero.

En la práctica, cada uno es libre de escoger la opinión que le parece más probable dentro de las propugnadas por los moralistas católicos. Pero la que acabamos de indicar parece objetivamente la más probable y la más en armonía con el dictamen de la prudencia cristiana."

de A. Royo Marín O.P.; Teología moral para seglares; BAC; Madrid 1961; nº 550, 3; p. 412

jueves, 2 de diciembre de 2010

Los católicos que promueven el aborto no pueden comulgar

Enviado por Germán Masserdotti
"Envío la noticia acerca del reportaje del Cardenal Raymond Burke, Titular del Supremo Tribunal de la Signatura Apostólica con la referencia del reportaje completo grabadas en Radio Vaticana (en http://212.77.9.15/audiomp3/00236048.MP3 )

El prefecto de la Signatura Apostólica de la Santa Sede, el ahora cardenal Raymond Burke, reiteró que los políticos católicos que defienden, promueven o apoyan el aborto no pueden recibir la comunión.

El Purpurado que preside lo que podría considerarse como la "Corte Suprema" en el Vaticano, hizo estas declaraciones en vísperas del Consistorio del 20 de noviembre en el que el Papa Benedicto XVI creó 24 nuevos cardenales, incluyéndolo a él.

En diálogo con la periodista Tracey McClure que le preguntó sobre el hecho de que en algunos lugares no se está aplicando esta recomendación de restringir el acceso a la Eucaristía a católicos abortistas, el Cardenal explicó que esta disposición obedece a las normas de la Iglesia.

El cardenal Burke dijo que "sobre la cuestión de si puede recibir la Santa Comunión una persona que pública y obstinadamente defiende el derecho de una mujer a abortar al hijo que lleva en sus entrañas, me parece algo muy claro en los 2.000 años de tradición de la Iglesia: la Iglesia afirmó enérgicamente que una persona que está pública y obstinadamente en pecado grave no debe acercarse a recibir la Santa Comunión y, si él o ella lo hace, entonces se le debe negar la Santa Comunión".

El Prefecto explicó que la sanción de negar la Comunión a una persona que disiente públicamente de las enseñanzas de la Iglesia busca "evitar que la persona cometa un sacrilegio. En otras palabras, evitar que reciba el Sacramento indignamente, ya que la santidad del Sacramento mismo exige estar en estado de gracia para recibir el Cuerpo y la Sangre de Cristo".

"Es desalentador que algunos miembros de la Iglesia digan que no entienden esto o que digan que de alguna manera existe un atenuante para alguien que, aunque está pública y obstinadamente en pecado grave, pueda recibir la Santa Comunión", dijo el Cardenal.

"Esta respuesta por parte de muchos miembros de la Iglesia se debe a la experiencia de vivir en una sociedad completamente secularizada, y la idea que está grabada a fuego –el pensamiento centrado en Dios que ha marcado la disciplina de la Iglesia– no la entienden fácilmente los que son bombardeados cada día con una especie de aproximación sin-Dios al mundo y a muchas cuestiones. Es por eso que yo trato de no desanimarme para continuar proclamando el mensaje en una forma que la gente pueda entender".

El Cardenal pidió a los obispos que en este tema no dejen solos a sus sacerdotes frente a los católicos que defienden o promueven el aborto: "no ha sido fácil para mí afrontar esta cuestión frente a algunos políticos católicos. Y he tenido a algunos sacerdotes que me hablan y me dicen qué duro es cuando ellos tienen individuos en sus parroquias que están en una situación de pecado público y grave… y entonces, ellos miran al Obispo para animarse e inspirarse para afrontar esta situación".

Por eso, "cuando un obispo adopta medidas pastorales apropiadas respecto a este tema, también está ayudando mucho a otros obispos, y también a los sacerdotes".

El cardenal Burke también insistió en que es necesario predicar este mensaje "a tiempo y destiempo, tanto si es cálidamente recibido o no es recibido, o es resistido o criticado".+ Ciudad del Vaticano, 30 Nov. 10